Gli incidenti mortali sul lavoro continuano a rappresentare un’emergenza in Italia, una “strage senza fine” come definita da più fonti, che richiede un intervento legislativo deciso. I dati sono allarmanti, con quasi un migliaio di vittime dall’inizio dell’anno, e ogni giorno si aggiungono nuove tragedie, spesso legate a una cultura della sicurezza ancora troppo debole e alla precarietà dei contratti.
Il bilancio delle cosiddette “morti bianche” continua a salire, con una media di circa tre-quattro vittime al giorno. Una delle giornate più nere degli ultimi tempi ha visto la morte di quattro operai in poche ore, in luoghi diversi d’Italia. A Torino, un operaio di 69 anni è precipitato da una gru, mentre a Catania un 53enne ha perso la vita cadendo da un’impalcatura. La cronaca recente riporta anche l’incidente di Monza, dove un lavoratore è stato schiacciato da un macchinario, e di Roma, dove un altro operaio è stato travolto da un muletto.
Questi drammi non sono eventi isolati, ma il sintomo di problemi strutturali come il ricorso a catene di appalti e subappalti, la carenza di formazione adeguata e il mancato rispetto delle normative vigenti. Le vittime hanno spesso età avanzata, a riprova che i lavoratori continuano a svolgere mansioni pericolose anche in età in cui esse presentano rischi maggiori.
Per contrastare questo fenomeno, sono state introdotte recenti e significative modifiche al Decreto Legislativo 81/08, il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro. Queste riforme hanno l’obiettivo di rendere più efficaci le norme e di responsabilizzare maggiormente tutti gli attori coinvolti.
- Rafforzamento del ruolo del preposto: La figura del preposto, il lavoratore che dirige o sorveglia l’attività lavorativa, è stata potenziata. Ora ha l’obbligo di interrompere immediatamente l’attività se rileva carenze nei mezzi, nelle attrezzature o nelle condizioni di lavoro che potrebbero mettere a rischio la sicurezza. Deve inoltre segnalare tempestivamente tali non conformità al datore di lavoro e ai dirigenti.
- Formazione e addestramento: Le nuove disposizioni prevedono che la formazione e l’addestramento non siano più un’opzione, ma un obbligo per i datori di lavoro, i dirigenti, i preposti e i lavoratori, con percorsi formativi specifici e verifiche finali obbligatorie.
- Sorveglianza sanitaria: La normativa ha introdotto la possibilità per il datore di lavoro di sottoporre il lavoratore a una visita medica preventiva anche in fase preassuntiva, un passo per garantire fin da subito l’idoneità alla mansione. Inoltre, è stato rafforzato il controllo sui requisiti professionali dei medici competenti.
Il Governo e le parti sociali sono al lavoro per un ulteriore e più incisivo decreto-legge, atteso per l’autunno. Le riforme in discussione mirano a modernizzare la normativa e a renderla più incisiva, agendo su diversi fronti. Le principali misure previste includono:
- Piattaforma digitale per la vigilanza: È in fase di sviluppo la piattaforma SIIS (Sistema Informativo Integrato per la Sicurezza), che consentirà una vigilanza più efficiente e digitalizzata. L’obiettivo è raccogliere e analizzare i dati sugli infortuni e le ispezioni per orientare meglio i controlli e le politiche di prevenzione.
- Misure contro la violenza e le molestie: Il nuovo decreto affronterà anche i rischi psicosociali, introducendo misure specifiche per contrastare atti di violenza, molestie e mobbing sui luoghi di lavoro.
- Revisione del sistema sanzionatorio: Si prevede una rivisitazione del sistema di sanzioni per renderle più severe ed efficaci, con l’intento di scoraggiare le violazioni delle norme sulla sicurezza.
Queste modifiche in arrivo, supportate da un budget considerevole, riflettono la crescente consapevolezza della necessità di un approccio multifattoriale che combini la prevenzione con la digitalizzazione e la repressione per fermare l’inaccettabile bilancio di vittime sul lavoro.

